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66 mila nuovi titoli stampati nel 2016
Sommersi da libri a perdere

Gli editori non riescono ad attuare strategie per stampare meno e vendere meglio e inondano il mercato di volumi che nessuno legge.

Nel 2016 (dati AIE Associazione Italiana Editori) tra novità e ristampe di catalogo di vario genere sono stati pubblicati 66.000 titoli. Una enorme massa di libri che ha sommerso il mercato in maniera frammentaria, confusionale e spesso incontrollabile. Ogni editore, grande, medio o piccolo, stampa i propri titoli riversandoli sul mercato nella speranza di vendere un numero di copie congruo all’investimento promozionale e di stampa. I grandi editori nonostante abbiano una visione più strategica del mercato sono quelli che stampando più libri dovrebbero fare meno errori, ma non è così. I grandi gruppi editoriali mandano al macero, o al mercato dei remandeirs tonnellate e tonnellate di libri invenduti. Gli editori più piccoli, spesso, mancano di dispositivi di marketing e quindi per scegliere i libri da pubblicare utilizzano sistemi più empirici fidandosi del proprio intuito e sperando di avere fortuna, anche se mandano al macero meno libri.

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In ogni caso, vendere libri, oggi, è considerato uno dei mestieri più difficili del mondo. Nessun editore, nemmeno il più esperto, è in grado di conoscere il futuro di un libro che immette sul mercato: se un editore conoscesse la modalità certa o il meccanismo che trasforma un normale volume in un libro di successo, allora tutti gli editori, io per primo, stamperemmo solo best sellers e avremmo risolto ogni problema di sviluppo e di investimento.

Questa corsa alla stampa di ogni genere di pubblicazione è dovuta proprio all’impossibilità di conoscere il futuro di un libro pubblicato ma anche alla ricerca spasmodica di nuovi lettori e, paradossalmente, impedisce al libro stesso la naturale evoluzione verso il lettore, in quanto il volume ha appena il tempo di giungere in libreria che viene subito scalzato da un nuovo titolo in arrivo. In questo modo il turn over nello scaffale della libreria è talmente rapido che, o il meccanismo di vendita si innesca nelle prime settimane, oppure quel volume sarà reso al distributore dopo un paio di mesi sparendo dal mercato pur rimanendo nel catalogo dei libri in commercio. 

La domanda è: “se si stampano un numero così alto di libri perché si parla di crisi dell’editoria?”. Io credo che questa “crisi” consista nella incapacità delle case editrici di elaborare piani di marketing efficaci. Si preferisce restare in superfice inondando il mercato di carta, anziché studiare uno sviluppo congruo legato ai reali interessi dei lettori. Leggendo i dati del 2016 infatti si evince che negli ultimi 40 anni il numero dei lettori non è cambiato mentre il numero dei libri stampati si è moltiplicato. Se negli anni 80 si stampavano 3 libri per ogni lettore, oggi se ne stampano 10. Un incremento del 600% che se rapportato alla sola narrativa è addirittura del 1800%. Infatti su 66 mila titoli 18 mila sono romanzi e racconti. Tuttavia il numero delle copie vendute è pressoché uguale a quello di 40 anni fa. Non sarebbe meglio, anziché inviare al macero tonnellate di libri, stamparne di meno ed investire in strategie per individuare le reali esigenze dei lettori? Gli alberi e la natura ringrazierebbero.

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