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20170524 102040

Intervista all’editore S. Fava

LIBRO FAI DA TE? NO, GRAZIE.
Luci e ombre del Self-Publishing

 

Oggi si parla tanto di Self-Publishing. Ma è una buona scelta per l’autore?
Nonostante si faccia un gran parlare del Self Publishing, ovvero della auto pubblicazione, non credo che questa opzione sia la scelta migliore per un autore. E non perché io sono un editore ma per una serie di oggettive ragioni. Un poeta o uno scrittore, per pubblicare un libro è libero di fare qualunque scelta, tuttavia dovrebbe ponderare bene la strada da seguire. L'autore non è un editore e dunque non è avvezzo a valutazioni di ordine commerciale, promozionale e fiscale. Scegliendo il Self Publishing in realtà farà l’editore di se stesso.

Perché, secondo lei bisogna essere degli esperti di editoria per auto pubblicarsi?
Certo che no. Però, il più delle volte, l’autore non conosce la LDA (legge sul diritto d'Autore) che regola la stesura dei Contratti di Edizione. Non conosce le leggi sul Copyright. Non conosce il regolamento SIAE. Non è informato sul sistema della diffusione libraria in Italia e, spesso, senza saperlo, si espone a rischi di varia natura. Inoltre, quasi tutte le informazioni sul Self-Publishing sono a senso unico, ovvero pilotate dai siti internet, dalle tipografie, dagli pseudo-editori che illudono gli autori e da chi ha interesse ad usare questo metodo. Sicché un poeta o uno scrittore, quando deve pubblicare un libro rimane esposto, per così dire, a compiere errori di valutazioni, anche gravi.

Il problema è la disinformazione?
Si, credo che la disinformazione sia un problema serio. É che alcune sostanziali informazioni possano servire se non altro a dare una idea corretta ai fini della pubblicazione, poi ogni autore potrà decidere con cognizione cosa fare della sua opera e la via da scegliere per pubblicare al meglio il suo libro.

Secondo lei un autore cosa deve sapere per prendere una decisione ponderata?
Negli ultimi anni, con l'avvento dell'era digitale nei processi di stampa, molte cose sono cambiate. Oggi è possibile, rivolgendosi ad un qualunque sito web, stampare il proprio libro anche in dieci esemplari. Questo fenomeno, se da un lato ha migliorato il mondo della stampa, dall'altro ha peggiorato enormemente la qualità delle pubblicazioni. Il primo effetto è stato quello che, a causa dall'imperversare di autori "fai da te" le librerie hanno definitivamente tagliato i ponti a questi autori, a tutti. Anche a quelli meritevoli. Sicché questo genere di libri circola solo in ambiti circoscritti ovvero: amici, parenti, conoscenti. Ogni autore che fa la scelta del Self Publishing deve porsi queste domande: "Che legittimità ha il mio libro se tutti sanno che l'ho stampato in proprio? Chi prenderà in considerazione il mio libro se sono stato io stesso a decidere la pubblicazione senza il filtro di un editor o di una casa editrice? Una volta stampato il libro, che faccio? Lo posso vendere, lo posso distribuire? Grossisti, distributori, librerie, acquisteranno il mio libro? Come autore posso vendere delle copie del mio libro?” Le risposte sono fin troppo scontate. Il Self Publishing serve solo all'autore per soddisfare l'ansia di avere rapidamente un libro fra le mani, di distribuirlo ai famigliari, agli amici e, senza un preciso piano promozionale, non serve a nulla che sia disponibile anche nelle librerie online.

Quindi è sbagliato auto pubblicarsi?
La valutazione spetta all’autore e dipende dal suo livello di consapevolezza dell’operazione che sta facendo. Il sistema "fai da te" è, secondo me, per gli autori che non sanno aspettare e, spesso, finisce per minare la loro stessa autostima. Chi prenderà in considerazione per una seria recensione un libro auto pubblicato? Certo non mancherà l'amico di Facebook o altre persone registrate nella stessa community che scriveranno qualche riga, l'associazione culturale locale che lo sosterrà, ma non potrà succedere null'altro. Certi sogni, millantati da alcuni fautori del Self-Publishing, tipo “magari ti nota un grande editore e il tuo libro diventa un best seller” accadono molto raramente. La cruda verità è che negli ultimi anni su decine di migliaia di titoli pubblicati on line, solo qualcuno ha superato il migliaio di copie, il resto è aria fritta. Naturalmente ci sono dei casi in cui ritengo utile il self-Publishing. Per esempio nel campo della formazione, per i libri fuori commercio, per stampare dispense, per l’università in cui un professore stampa un numero di copie corrispondente agli studenti del suo corso, per i libri scientifici a tiratura limitata, etc.self publish 700

Allora, cosa deve sapere un autore sul Self-Publishing prima di pubblicare?
Ogni autore deve sapere che una volta stampati i suoi libri, egli non potrà venderne nemmeno una copia, né ad una libreria, né a un grossista. Un autore non può in alcun modo vendere copie del suo libro se non commettendo un illecito amministrativo sanzionabile dalla legge. Se un autore desidera vendere i suoi libri deve aprire una partita iva, iscriversi alla Camera di Commercio, chiedere le normali autorizzazioni amministrative e se guadagna dei soldi deve dichiararli al fisco nella sua dichiarazione dei redditi. Insomma, deve diventare un imprenditore. Ma anche se l'autore tenta lo stesso di vendere i suoi libri deve sapere che nessuna libreria ne comprerà una sola copia senza fattura, lo stesso vale per distributori e grossisti. Il fatto che una libreria tenga "bonariamente" qualcuno di questi libri nei suoi scaffali non significa che questo sia possibile. La libreria, quando accoglie questi libri deve venderli "in nero" e farsi carico di eventuali sanzioni amministrative anche gravi. “L'editore" digitale invece che, naturalmente, è solo uno stampatore emette fattura nei confronti dell'autore anche se egli è un privato e si mette al riparo da ogni danno, lasciando l'inconsapevole autore esposto a diversi rischi.

Però vi sono tanti siti di Self-publishing che vendono il libri attraverso le librerie on-line.
Tutti, anche gli autori ovviamente, assumendosene la responsabilità, possono vendere libri on line. Il problema è: chi li compra? Perché mai un lettore dovrebbe comprare un libro on line di un tale Mario Rossi, perfetto sconosciuto, e in più auto pubblicato. Vi sono alcuni siti di Self Publishing, anche appartenenti a gruppi editoriali importanti, che millantano vendite e presenze in libreria di catena. Io ho gestito importanti librerie e so che, se questo è teoricamente possibile, nella sostanza non accade quasi mai. Un portale di Self Publishing, è di tutta evidenza, che stampa solo le copie che ha richiesto l'autore, se l'autore ha ordinato 20 copie, quelle sono state stampate: "l'editore" Self è una semplice tipografia, perché dovrebbe stampare più copie di quelle ordinate dall'autore. Qualora giunga una richiesta di acquisto, per esempio di una copia, quella copia dovrà essere stampata in quanto non esiste nessun magazzino cartaceo. Questi "editori" inoltre scrivono nel frontespizio del libro "pubblicazione a cura dell'autore" che tradotto in altri termini si può leggere così: "questo autore se la suona e se la canta da solo, non è stato scelto da noi". Ora mi chiedo, perché un autore, anche bravo, deve subire una simile umiliazione, soprattutto se ha delle valide alternative per la pubblicazione del suo libro?

Però gli “editori” di Self Publishing vendono in tutte le librerie on Line, anche in quelli di importanti catene librarie?
“Vendono” è una parola grossa. Diciamo che sono presenti nei siti web delle librerie on line. Ma questa presenza, che da molti di questi “editori” viene evidenziata come una esclusività, di fatto vale per tutti è non è attivata dal sito di Self Publishing. Insomma, basta inviare un ISBN all’agenzie è automaticamente il libro appare in tutte le librerie on line, anche le più importanti. C’è un sito di Self Publishing, Youcanprint.it che addirittura ti organizza la presentazione. Peccato che manda i libri in libreria solo se tu ti impegni a pagare le copie invendute, altrimenti, non spedisce alla libreria una sola copia.

Perché allora il Self-Publishing ha successo?
Il Self-Publishing riscuote successo fra i nuovi autori, non nelle librerie. Si è venuto a creare un sistema che non si basa sui criteri ordinari di produzione, promozione e distribuzione, ma mirato a soddisfare l’ansia dell’autore di vedere stampato rapidamente il suo libro. Oggi è anche possibile che un autore richieda in proprio all’agenzia nazionale il codice ISBN (international Standard Book Number). Questa è un'arma a doppio taglio che ha effetti positivi da un verso e negativi dall'altro. É positivo che il volume venga identificato univocamente. Ma l'emissione dell'ISBN produce l'effetto dell'inserimento nel Catalogo dei Libri in Commercio con l'umiliante dicitura "libro stampato in proprio". Sicché il libro appare in commercio ma in realtà non lo è. Nessun distributore o grossista emetterà alcuna cedola per tentarne la vendita. Nel caso giungessero richieste di acquisto, l'autore, senza possibilità di fatturare, non potrebbe comunque soddisfarle. Inoltre, il codice self ISBN ha una specifica radice numerica sicché viene subito identificato come un libro stampato in proprio senza alcuna legittimità. Allora mi chiedo ma qual è il senso di un libro "fai da te"?

A questo punto ce lo chiediamo anche noi. Qual è?
Molto probabilmente la risposta è in parte nell'ego dell'autore che si accontenta di qualche giudizio della stessa community e di qualche "like" su Facebook e in parte nel costo. Stampare una diecina di copie per amici, fidanzati, colleghi d'ufficio, famigliari, costa poco e soddisfa il proprio bisogno di sentirsi autori. Vista da questa angolazione la scelta è opinabile fino ad un certo punto, ed un autore non è certamente da biasimare, sempre ché la scelta sia quella di stampare un pugno di copie per gli amici e non abbia alcuna pretesa di essere una pubblicazione. La scelta del "libro fai da te" diventa discutibile qualora l'autore, consapevole di aver stampato in proprio un pugno di copie, millanti una pubblicazione, che è tutta un'altra cosa. Personalmente, ho tentato di comprare un libro in una di queste community, ma al momento del pagamento il sistema mi ha chiesto la registrazione. É incredibile, perché dovrei concedere i miei dati per comprare un libro? Ovviamente non entrerò nel merito ma è lecito avere qualche sospetto.

Ma allora perché alcuni editori di Self Publishing promettono grandi opportunità di successo?
Questo dipende dalla serietà della tipografia-editore che eroga il servizio, ma anche dall’autore che, spesso, pur essendo laureato e di buona cultura, è di una ingenuità disarmante. Io stesso ho verificato, inviando un manoscritto ad una di queste “case editrici” e sono rimasto allibito dalla faccia tosta di queste persone che trattano gli autori come se fossero degli idioti. Una tipografia che imperversa sul web promette addirittura, dietro il pagamento di 59 euro una distribuzione globale, dall’Inghilterra alla nuova Zelanda, dalla Corea del sud al Canada. Mi chiedo: ma quando arriva l’ordine di una copia di un libro cartaceo che costa 10 euro da parte di una libreria on line della Nuova Zelanda, con quale mezzo viene spedito il libro se il costo minimo di spedizione dall’Italia è di 35 euro con la posta e di 90 euro con un corriere? La proposta sfiora il ridicolo, ma l’autore ignorando il sistema, si lascia irretire. Mi chiedo, infine, ma perché un lettore di Montreal, di Londra o di Copenaghen, dovrebbe andare su un sito di libri del suo paese a comprare il mio libro di poesie senza che l’editore abbia speso un euro di pubblicità?

Ma allora pubblicare on line, per esempio su Amazon, non serve a nulla?
Ma certo che serve. Con i dovuti distinguo, però. Anzi è sicuramente un canale molto importante, anche se, fortunatamente, i libri si continuano a vendere soprattutto in libreria. Il canale on line però, soprattutto per romanzi e libri di poesia, non è affatto sufficiente, e la ragione è semplice. Nessun libro si vende senza un investimento promozionale. Insomma, bisogna spendere molti soldi per promuovere un libro, molti di più che per stamparlo. É vero che, nel web, ci sono i motori di ricerca che sono uno strumento formidabile. Ma bisogna essere realisti. Se io cerco un argomento, ad esempio: “come curarsi il fegato”, allora è normale che Amazon mi proponga tutti i libri utili a curare il fegato. Ma se io inserisco la voce “poesie” il sistema mi propone migliaia di titoli, a meno che io non inserisca il nome esatto dell’autore o il titolo del libro e questo, senza un investimento pubblicitario adeguato non può accadere. A meno che il lettore non sia un amico o un parente dell’autore. Ma questo è un altro discorso.

Intervista a cura della redazione

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