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Pensieri improvvisi

di Andrej Sinjavskij

 

Nei rapporti sessuali c’è qualcosa di patologico. Una ripugnanza che attira, un’attrazione che ripugna. Non è per nulla il «pezzo di pane» che vien voglia di mangiare. Qui il desiderio si fonda sul fatto che la cosa non si deve fare e, quanto più non «si deve» fare, tanto più se ne ha voglia.

L’anatomia è elementare. Ma quale oscurità e quali lampeggiamenti in questa oscurità! La donna, sentita in un altro momento come un fenomeno abituale, acquista di colpo una sfumatura ultraterrena. Una Lida qualunque, una qualsiasi Sófia Nicolàevna diventano sacerdotesse guidate da forze tenebrose. Nell’atto sessuale c’è sempre qualcosa di una messa nera.

Lo stesso piacere, insito nell’atto, è più profondo e terribile delle solite gioie della carne. Esso si fonda in misura notevole sulla sensazione di compiere un sacrilegio. Le donne belle, oltre al resto, hanno successo perché con loro aumenta la sensazione sacrilega degli atti che si commettono.

pensieri improvvisi andrej sinjavskijDa cui instabilità, tradimenti. Da un angolo strettamente fisiologico il nuovo oggetto dell’amore si differenzia poco dal vecchio. Ma tutto il trucco sta nel fatto che il nuovo oggetto sembra in anticipo «più dolce», perché con esso trasgredisci la legge per la prima volta e, pertanto ti comporti in modo più sacrilego. Converti in una sgualdrina una Donna Anna sconosciuta e ti procura un piacere particolare che sia «signora» e «sconosciuta»: così pura, così bella, ma guarda un po’ quello che io combino assieme a te!» Con lei rivivi da capo un senso di peccato che in forza dell’abitudine avevi perduto col «vecchio oggetto». In questo caso la ripetizione aveva legalizzato l’atto sacrilego che caso la ripetizione aveva legalizzato l’atto sacrilego che aveva ormai cessato di essere così attraente.  La storia aveva ormai cessato di essere così attraente. La storia di Don Giovanni non è altro che la eterna ricerca di quella, ancora intatta, con cui è particolarmente piacevole consumare la cosa illecita. Nei rapporti con la donna è sempre più importante spogliarla che sfogare il proprio bisogno naturale. E quanto più questa donna è inabbordabile e superiore, tanto più la cosa diventa interessante.

In base agli stessi impulsi, dopo averne conquistato il diritto morale, marito e moglie si abbandonano alla dissolutezza grazie alla legge in un modo assai più ingegnoso degli adulteri casuali. Tra estranei provvede la vergogna di essere estranei. Ma i coniugi che si amano, di chi devono vergognarsi, con chi devono fornicare? A loro non resta che violare la legge nei suoi stessi quadri e conferire al matrimonio un senso di impudicizia tale da avere almeno la parvenza di peccato.

Le leggi della natura sono un miracolo che si espande nello spazio e nel tempo. Grazie ad esse, i fiocchi di neve, i mammut, i tramonti solari e altri capolavori della creazione hanno la possibilità di esistere più o meno a lungo, di risorgere periodicamente, di svilupparsi seguendo una determinata tradizione (la tradizione della conservazione dell’energia, la tradizione della gravitazione terrestre e via dicendo). Un nuovo miracolo può rompere la tradizione, miracolo eccezionale o anche costante, fisso come legge, in un’epoca, periodo o pianeta diverso.

La cosmogonia divina si è trasformata oggigiorno in un argomento umoristico (Dio Signore ritaglia fiori di carta). Ma se toccassimo seriamente l’argomento? Ogni fiorellino induce all’estasi, alla meraviglia: guarda com’è fatto! E in ogni piccolo seme, in ogni granello di polline è già presente il futuro dei dodici petali.

Nella natura ci imbattiamo ad ogni passo con l’arte. L’architettura dei monti è un preavviso del gotico. Nuvole e pozzanghere sono realizzate nel gusto dei macchiaioli. Nella creazione dell’uomo sono in atto i principi di una rappresentazione plastico-figurativa (a immagine del Creatore e ciononostante «qualcosa di diverso»). Cantanti e musicisti che volano in aria e guizzano sull’erba. Cambiamento di stili coll’avvento dei ghiacciai e l’eruzione dei vulcani. Un museo vivente, dove tutto si rinnova e si conserva, dove tutto, come nell’arte, è sufficientemente reale e sufficientemente illusorio.

“Pensieri Improvvisi” Jaca Book, Milano - 1969

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