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Una silloge di Francesco Sinatra

Sinatra compie un percorso di argomentate riflessioni, nei suoi versi, il cui punto di osservazione è la forza dell’introspezione. E mette in mostra una religiosità filosofica in una fusione di verità e di fantasia, che spinge fino a teorie surreali e irrazionali. Ma c’è anche una dose di dubbio che reclama nuove analisi e nuove verifiche di più approfondite angolazioni.
Gli argomenti sono circostanziati e vari e, a volte, raggiungono un’estrema logicità, come nella lirica intitolata “Non conformista”, “La più grande malattia / dello spirito è la lotta tra simile e diverso. / Chi è conformista segue il gregge / per comodità, abitudine o debolezza. / Ma non usa la sua testa! No. / E se la vita è respirazione / c’è vita quando ci si concentra. / Quando ci si disperde c’è morte. / Non sei te stesso seguendo la moda./ La verità è fuori dai pregiudizi.” Il fascino affabulatore di questa poesia è racchiuso nel nitore terso del linguaggio ad alta capacità comunicativa, che apre verso una visione più ampia della ragione delle cose. Pur salvando il filo tematico, estremamente mutevole, di ogni composizione, viene rappresentata una serie di sensazioni e di emozioni.

Si tratta di versi nati dall’esigenza di compiere un percorso interiore finalizzato, da parte dell’autore, di una ricerca di sé e del senso della vita. Ma non manca il gioco di parole sul piano dell’assurdo, che diventa realtà poeticamente affascinante: “Stanotte ho sognato / d’essere un orso. / ma non sapevo veramente / s’era un uomo ad aver sognato/ d’essere un orso… / o un orso d’essere un uomo! / La realtà è inafferrabile / essa è solo poetica come / un cieco che immagina di vedere.”

 

I - CRONOS IL TEMPO
Divora i suoi figli
per vendicarsi del padre
nel regno dei Titani…
Ma dov’è l’eternità?
Illusione, inganno
di Gaia, madre terra,
che lo costrinse
con una droga
a restituire i figli divorati
nelle isole dei beati.
E fu chiamato Paradiso. Ma dov’è?

 

II - NELL’OPERA DEI PUPI
C’è tutta l’anima siciliana:
“Cummattemu”, si dice sempre.
Venite tutti con la spada
sguainata e mettete fuori
“tutti li pagani”. Pupi della mia infanzia,
“chiddi ca ppi cori anu dinari!”
Americani, cinesi… finanzieri
e tutti quanti mercanti d’anima
non invadete più il mio popolo,
la mia isola, la Trinacria, è viva
come il fuoco della montagna.

 

III - OGNI UOMO DIVENTA
la sua verità
e crede che sia
la sola al mondo.
Caparbia visione di chi
da un povero orizzonte
pensa dettare legge
a tutti come un dittatore.
Suono in cerca di verità
dove poesia si fa musica!

 

IV - “IL DIVENIRE
è un fenomeno morale,
ma solo un fenomeno
artistico” – dice il poeta* …
per contemplare
il cielo e tutto
l’ordine del cosmo.
L’universo è un tempio
come l’anima dell’uomo
dove medita il poeta.
La Bibbia della creazione,
mitologia dell’uomo saggio.
La poesia, un pozzo senza fondo.

(*) Anassagora, filosofo greco

 

V – LA CINA E’ VICINA
perché metà dell’uomo è maschio,
l’altra metà è femmina, sono un tutt’uno.
Metà è figlia del Sol Levante
chiamato Oriente
e metà è figlio della luna
chiamato occidente. Est e ovest:
due facce della stessa umana natura.
Ho trovato la mia anima in oriente:
ha il volto d’un’artista geisha e
un corpo di monaco-poeta come Ryokan.

 

VI - TEATRO DEL SILENZIO
Dalla caverna della solitudine
Ermes alato lancia una freccia,
per spingere una parola di luce…
e insistere sull’ “avant-scene” muta
come una gru in volo di ricognizione.
Ma il silenzio risponde incauto
ora onnipotente, ora indifferente:
difficile da interpretare!
Per dire tutto e dire niente:
Paradosso della parola, ora
che, grazie a Iside,
i raggi del sole dissipano il buio.

 

VII - DALLA SENSAZIONE
di confusione della folla
nasce la voglia di appartarsi
per non disperdersi
nel bosco pieno di lupi
e di sciacalli.
E nel silenzio di frastuoni
sorgono come in sogno
meteore di favola
che si fanno poesia,
d’un mondo dove si respira…
come sul tetto della terra.

 

VIII - FRATELLO MIO
te ne sei andato oggi.
Il suo volto era sereno
nella sua caparbia umanità!
Pianto e sorriso.
Toreador che perisce
con il toro sull’arena
per seguire l’armonia della natura
proprio nel dolore.
Intravedo già che
noi (così diversi)
c’incontreremo un giorno
forse “re-incarnati”
tu pescatore di salmone
ed io pittore. Per un sorriso ancora

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