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Una silloge di Andrea Cattania

Cattania mischia la scienza con la fantasia in un dettato che non è mai epidermico né sentimentale. Il suo discorso è atomizzato in un arcipelago di particelle discorsive che sono formule lapidarie di misurati epigrafi. Ne deriva una serie di metafore che, con aforismi e sillogismi calibrati, s’inserisce nel ceppo della poesia filosofica. Vengono effettuate cospicue indagini introspettive che convertono i pensieri in immagini sempre gradevoli e di ottimo livello, dove appare la formazione scientifica dell’autore, fatta di metodo, di formule e di riflessioni. Ne abbiamo un esempio nel sonetto “La nascita del cosmo”, di cui citiamo le prime strofe: “La tempesta quantistica flagella / gli elementi nel brodo primordiale. / Li sfibra, li divella, li affastella / in seno al cono gravitazionale. / La Singolarità iniziale pone / la premessa della nuova teoria, / l’evoluzione della simmetria / alla pregeometria, l’informazione / che disvela la formula segreta.”

C’è, però, nell’autore un sentimento dolente del vivere, proprio di chi ha conosciuto in fondo la vicenda dei giorni, dove risulta un vago senso di provvisorietà e si tenta il consuntivo di un’intera esistenza.

Prevale la dimostrazione di una ricca sostanza umana nell’ambito di un andamento asciutto e incisivo, che tende a eliminare tutto il superfluo. E, nell’alternarsi di liriche cariche di nostalgia, nel ricordo di un amore e di riflessioni sull’immensità e sulla complessità dell’universo, la voce è sempre intensa e lo stile assolutamente personale. Ne è un esempio la composizione “Il treno azzurro” che così conclude. “… concetti illuminati dalle idee / di astratte concezioni che trascendono / il reale e ti danno la vertigine, / la quarta dimensione e l’infinito.”

ALBERT EINSTEIN GIUGNO 1905
Penso alla luce.
Come si propaga
in questo spazio immenso che circonda
uomini e cose? La mia mente indaga
alla doppia natura sua di onda
e flusso di corpuscoli che vaga
p
er l’Universo. Credo che nasconda
la chiave di ogni umana conoscenza
e le premesse di una nuova scienza.
Se l’Universo è un continuo spaziale
in cui s’incarnano la geometria
e la metrica, sembra naturale
sostituire l’antica teoria
con un assetto spaziotemporale
sviluppando l’ipotesi che sia
anche per considerazioni estetiche
determinato dalle sue geodetiche.
Se c’è un conflitto fra due leggi aperto
dovrai sicuramente rinunciare
all’uno o all’altro. Ma quando hai scoperto
i perché più profondi già ti appare
l’ipotesi che spiega in modo certo
il tutto, e chiaro, e quasi lineare,
in veste matematica perfetta,
che chiamo relatività ristretta.
Sbalorditiva, semplice e compatta
come un antico vaso di ceramica,
la teoria suggerisce in forma astratta
una nuova visione panoramica
da un’esperienza ch’era stata fatta
nell’ottica e nell’elettrodinamica
da Lorentz e dalla rivoluzione
che nacque dalla sua trasformazione.
Nella fisica quella asimmetria
facea velo all’essenziale bellezza
dell’universo intero, all’armonia
prestabilita, all’estrema purezza
della natura. La nuova teoria
era già scritta in tutta chiarezza,
affidata a un tensore riemanniano
come a un violino, a un flauto, a un fortepiano

 

ALICE NON SA

Alice sul finire dell’estate
ride felice e gioca ma non sa
che presto con l’ottobre finirà
l’età lieve delle ore spensierate.
E io mi scopro a ripensare i giorni
lontani e tristi quando avevo ancora
voglia anch’io di giocare come te
senza quando né dove né perché.

 

PER UN MAIALETTO CONDOTTO AL MACELLO

Piange il mio piccolo amico,
piange perché ha capito
che questo viaggio
non ha ritorno.
E pensa all’aia, ai giochi, alla campagna
e ha lo sguardo velato di tristezza.

 

3af717dUN CANTO D’AMORE LUNGO TREMILA ANNI

Oggi prenderò a prestito dei versi,
voglio comporre un
canto d’amore lungo tre millenni.
Concedimi il tuo amore, Gilgamesh!
I tuoi occhi assomigliano a colombe,
le tue guance sono aiuole di balsamo,
le labbra gigli che stillano mirra.
Le tue gambe colonne d’alabastro,
le tue dita son boccioli di loto.
Chi ti siede di fronte quando parli
e dolcemente ridi, è pari a un dio.
Non c’è gioia senza Afrodite d’oro,
l’amore tuo nascosto è un dolce dono,
un fiore di giovinezza da strappare.
Niente è più dolce dell’amore, sembra
al suo confronto amaro pure il miele.
Non c’è al mondo uno schermo che mi scampi
dallo sguardo curioso delle genti
che nei miei atti falsi e a volte spenti
leggon da fuori com’io dentro avvampi.
Ed io seguendo lei vedevo farsi
da ogni parte incontro a rimirarla
gente, ed ogni spirto in me destarsi
sentivo e
sazio non vedea mai il ben ch’io provo.
Se non ci sei, mi sembra un sepolcreto
questo villaggio:
vedi, io sono un uomo, eppure piango!
Quando t’ascolto parlarmi d’amore
e guardo la dolcezza del tuo viso
mi sento vivo solo per un attimo
sublime.
La mia pena è durare oltre quest’attimo.
Ripenso ai tuoi capelli
e ai dolci baci sulle foglie aperte
E io non dormo perché penso a te
e tu non dormi perché pensi a me.

 

IL CAMPO DI HIGGS

Il fluido etereo che permea l’intero
cosmo crea la materia come il nuovo
dio che abbiamo cercato per millenni
e lascia impronte rare e delicate.

 

VORREI CONOSCERE I PENSIERI DI DIO

Mi sono immerso in un raggio di luce.
Vedo un oceano di cariche elettriche
che vibrano e disegnano una danza
da cui nascono piccoli magneti.
Le onde concatenate si propagano
in un abbraccio elettromagnetico,
avvinghiate come sanno gli amanti.
A chi cavalca la cresta dell’onda
il mondo appare immobile. La luce
si propaga intrecciando al proprio interno
i due campi in un’unica natura
nell’universo dello spazio-tempo.
La sua velocità costante è un limite
irraggiungibile e esprime il rapporto
in cui la massa diventa energia.
Lungo una strada che portava a dio
l’uomo ha trovato il modo per distruggere
milioni di suoi simili in un attimo.
Mi chiedo se saprà un giorno lontano
reprimere gli istinti primordiali
e indirizzare la nuova coscienza
verso una società capace di
sotterrare per sempre ogni violenza,
unita nei colori della pace.

 

IL BOSCO INCANTATO

E turgide avvertivo le tue labbra
e il tuo fiume si congiungeva al mio
finché il tuo fremito si trasformava
nel respiro dell’intero universo.
Nell’ebbrezza ci sorprendeva l’alba
come due gemme in un bosco incantato.

 

IL BOSONE E IL LUPO

Oh se avessi il potere
di conferire massa
alle altre particelle!
Vorrei essere un bosone di Higgs.
E tu, piccolo lupo che mi guardi
chiedendo affetto e cibo, tu non sai,
non può saperlo il tuo mondo di lupi,
che noi siamo capaci di pensiero
simbolico da centomila anni.

 

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