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Antonina Crimi
METTERE LE ALI

Ricordi, riflessioni, sentimenti, emozioni e sensazioni sono le caratteristiche che vivono intensamente nell’animo di Antonina Crimi, che, non a caso, ha dato il titolo “Mettere le ali” alla sua raccolta. I versi sono leggeri e scorrevoli all’insegna di una grande delicatezza, dove, con moderno sentire, si ha un ritorno continuo al passato. E’ una poesia con spiccato senso della misura, padronanza simbolica e profonda conoscenza della vita, nelle sue molteplici espressioni. E’ l’aspetto lirico, quindi, che prevale, assieme a una tematica di tipo esistenziale.

In queste composizioni si ha lo sviluppo di un ricco fraseggio poetico dove le varie impressioni sono espresse in modo allusivo e sfumato. La costruzione delle metafore e dei simboli vuole rappresentare la complessità di un’umanità alla ricerca di se stessa e della verità. E la concatenazione dei vari concetti si dilata e si sovrappone su luoghi collocati in altri tempi e in altri spazi, creando un alone di magia e di sufflato lirico.

L’aspetto migliore della raccolta è rappresentato dalla chiusura di alcune composizioni dove prevale il tema della memoria e si ha un esempio di ricchezza espressiva e di sensibilità lirica. Citiamo la parte finale di alcune composizioni, a dimostrazione di quanto sosteniamo: “Il male ha aperto / un baratro / e la follia soffia / e ottenebra le menti. / Non ci resta / che mettere le ali”. “…noi dimentichiamo / che veniamo dallo spazio / e che siamo quaggiù / per qualche marachella. / Siamo creature dell’etere, / frammenti di stelle.” “In mezzo garriscono / le eliche rosse / dei mulini a vento, / dove dormono / i geni del luogo. / Di notte lavorano / per dipingere un sogno.”

“Cerchiamo l’infinito / nel passato, / mentre meditiamo / sul non senso / di una vita breve / e ci proiettiamo / verso l’infinito.”


PERCORRERÒ ALTRE VIE

Percorrerò altre vie,
ma porterò sempre
la stretta
del tuo ultimo sguardo
di gelo.
Il silenzio
è sceso fra noi
come un velo di nebbia,
il silenzio
scende anche in me.

 

RITORNO A TORINO

20 Maggio 2013
Camminando
sulle assi sconnesse
della mia vita
perdo la memoria.
Emozioni suscitate
dalla mia perestrojka,
come un uragano,
mi scaraventano a terra.
Mi guardo attorno
per capire dove sono:
n
on riconosco questi luoghi
dove ho vissuto
e che adesso scopro
disabitati,
cangiati dal tempo,
da altre situazioni.
Come parvenze di vita
mi appaiono
le persone che incontro,
in cui mi sembra
d
i riconoscere
vicini di casa,
panettieri,
parrucchieri,
baristi,
estetiste,
giovani signori e signore,
che qualche decennio fa
eran bambini
e mi investivano
quando uscivano vociando
dalle scuole.
Ma cosa è rimasto
della mia vita di anni fa?
Le amicizie,
a cui mi allaccio
col telefono
e che incontro per un abbraccio,
per ritrovarci più vecchi,
ma sempre nuovi nei sentimenti,
che rimangono come monumenti.

 

NOTTI METROPOLITANE

Sotto i portici
ombre nella notte
f
antasmi o angeli di morte.
Nel fumo dei locali
lame di luce rossa
dipingono quadri astratti
su un fiume in movimento.
C’è gente che parla
o ascolta assordata
dalla musica metallica
e nel gran frastuono
dimentica la sua storia
e il suo dolore.
Sui romantici ponti
dei Navigli
passanti gettano
p
arole e risa
nelle acque accese.

 

CIVILTÀ SCOMPARSE

Dei, principi, eroi,
civiltà scomparse
vivono immortali
nei versi dei poeti,
nei monumenti eretti
per l’eternità.
Frammenti di memoria
o addirittura messaggi
di antichi alieni
nei reperti che vedono la luce.
Cerchiamo l’infinito
nel passato,
mentre meditiamo
sul non senso
di una vita breve
e ci proiettiamo
verso l’infinito.

 

METTERE LE ALI

Ignorare internet
e la navigazione virtuale
n
on ci salva dall’orrore,
che ci giunge dagli schermi
a tutte le ore.
Il male ha aperto
un baratro
e la follia soffia
e ottenebra le menti.
Non ci resta
che mettere le ali.

 

FILI SPEZZATI

Fili
spezzati ...
Non vedo
volti
fraterni.
Fili
spezzati
dall’odio
dispersi
n
el mondo.

 

SIAMO CREATURE SMEMORATE

Mostri
dentro il mare
e sopra la terra
ci minacciano (i vulcani)
con lunghe lingue
di fuoco.
Scilla e Cariddi
ci potrebbero ingoiare (tsunami)
in un minuto.
Dal cielo
piovono saette
di un Dio adirato
che ci manda epidemie
fame e malattie.
Noi per qualche striscia
di terra e per avidità,
ma anche per la presunzione
di essere dalla parte
del giusto e della verità,
ci trasformiamo
in macchine da guerra.
Come i compagni di Ulisse
che mangiarono
i fiori dell’oblio,
noi dimentichiamo
che veniamo dallo spazio
e che siamo quaggiù
per qualche marachella.
Siamo creature dell’etere,
frammenti di stelle.

Depositphotos 11786801 XL 

IL PROFESSOR CIABATTA

Non molto tempo fa
c’era un ciabattino,
che aveva mani d’oro
e cervello fino.
Era un gran lavoratore;
batti e ribatti,
andava avanti tutta la notte.
Tornava a casa
con moneta sonante
e alla sua famiglia
non mancava niente.
Intanto i tempi cambiavano....
c’era la lira
e di risparmiare
non valeva la pena.
Via le scarpe vecchie
avanti le nuove!
Il povero calzolaio
oziava suo malgrado.
Pensa e ripensa
s’inventò un altro mestiere;
chiuse bottega
e divenne professore.
Non meravigliatevi,
valenti studenti
e illustri insegnanti,
in qualche modo
bisogna campare!
Erano tempi
di fervidi studi
e tutti volevan
figli scienziati;
ma molti ragazzi
eran somari.
Le ripetizioni
costavan quattrini
e i genitori
eran tapini.
Mister Ciabatta
fece un’offerta:
tre lezioni
al prezzo di una!
Tutti i tirchi
n
e approfittarono
e
, a dire il vero,
n
on se ne pentirono.
Mister Ciabatta
nei problemi era un mago
così come con ago e spago.
La voce, ben presto,
si sparse in paese
e i veri docenti
si sentirono offesi.
- É un indecenza! - dicevano.
- Bisogna stroncare
questa sleale concorrenza.
Portiamolo in tribunale!
Ciabatta, però,
era molto conosciuto
e quell’udienza
fu cosa incresciosa.
Fosse per una questione
di numeri o di scarpe,
tutti erano stati suoi clienti,
anche i signori della Corte.
Per salvare faccia e amicizia,
fu emessa questa sentenza:
«Assolto per necessità
di sopravvivenza;
ma, per l’esercizio
della professione,
d’ora in poi chiediamo
l’abilitazione».
Il calzolaio s’iscrisse
all’Università
e ne uscì presto
con una laurea breve.
Ormai poteva insegnar
come si deve!
Ahimè, però, la malasorte!
Scomparvero
vecchi partiti
e ne apparvero nuovi:
tutta la gente
aspettava la svolta.
A
rrivò,
ma era troppo veloce;
ci si svegliava
con una legge nuova,
l’indomani
tutto cambiava.
Scomparvero
gli esami di riparazione
e genitori e studenti
ne furon contenti.
Piovvero, però,
nuove stangate
e
nessuno aveva soldi a palate.
Niente più lusso
e scarpe nuove,
tutti dal calzolaio
a risuolar le vecchie
Il Professor Ciabatta
riprese il trincetto
e depose l’alloro;
batti e ribatti,
non aveva ristoro.

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